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P E R I T A L O (di Armando Pizzoni Ardemani) |
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Il Racconto dell'avventura di Armando nell'Ironman Sud Africa, a marzo 2006, dedicato al grande Italo Botter e pubblicato sulla rivista Triathlete.
PER ITALO
“Veni, vidi, vici” con queste parole il grande Cesare, quasi 2000 anni fa, comunicava al senato romano la conquista delle Gallie. Da tre anni a questa parte, dopo l’Ironman del Sud Africa, le stesse storiche parole possono essere ripetute da noi italiani per sancire la conquista della preziosa slot per Kona. Nel 2004 è stata la volta di Edith Neiderfriniger, nel 2005 di Riccardo Bucci, il 19/03/06 del grande Mariano Decarli (2° nella categoria 45-49 e 44° assoluto in 10:11) e di me (1° nella categoria 40-44 e 23° assoluto in 9:53, nuovo record di categoria). Che dire?! Questo ironman porta bene a noi italiani! Ma facciamo un passo indietro. Era dal 2002 che volevo venire a gareggiare in Sud Africa… da 6 anni ho sempre cercato di combinare le mie vacanze con la partecipazione ad Ironman in posti memorabili… il Sud Africa mi alettava moltissimo, ma nel 2002 e 2003 questa competizione era stata annullata. Nel 2004, grazie all’intervento degli organizzatori del IM Austria, che adesso gestiscono la gara, l’ironman africano è stato reinserito. Io, in ogni caso, non ho potuto partecipare né alla prima edizione, non riuscendo a fare coincidere le date della gara con le mie vacanze, né alla seconda edizione nel 2005, perché, dopo l’ennesima delusione Hawaiana, avevo praticamente smesso di fare triathlon… ma si sa, la “malattia ironman” è inguaribile e, a metà del 2005, con l’arrivo della bella stagione, la febbre da ironman ha ricominciato a salire. All’ultimo momento mi sono iscritto all’IM Austria con pochissimo allenamento alle spalle. Da buon agonista speravo di fare una buona gara, ma un ironman non si improvvisa e, alla fine, sono stato contento anche solo di tagliare il traguardo.
Dopo l’Austria speravo di riprendere regolarmente ad allenarmi, ma non ho avuto molto tempo libero e, soprattutto, non avevo molte motivazioni per affrontare tutti i sacrifici che accompagnano una seria preparazione agonistica. Il 25 agosto, però, è arrivata la giusta motivazione… è nato mio figlio Riccardo… adrenalina alle stelle… bisogna tornare alle Hawaii… ”voglio passare il traguardo di Kona con Ricky in braccio!” Mi sono subito iscritto il 4 settembre al campionato di lungo a Gabicce dove ho arrancato per arrivare al traguardo e, poi, il 2 ottobre all’Elbaman. All’Elba non avevo ancora le distanze ironman e ho sofferto sia nel finale del nuoto, che della bici e per due terzi della maratona, ma, finalmente, dopo più di un anno, ho ricominciato ad avere delle discrete sensazioni. Dopo l’Elba non ho più smesso di allenarmi… non avevo ancora deciso dove tentare la qualifica per Kona, ma sapevo che nel 2006 volevo tornare sulla magica Big Island.
Verso la fine del 2005 è arrivato un altro bello stimolo per affrontare i duri sacrifici che comporta una preparazione per andare al mondiale di triathlon su distanza ironman. Infatti, i miei amici padovani Leonardo Beggio e Stefano Bortolami mi hanno chiamato per annunciarmi della nascita della Asd Padovanuoto Triathlon e per chiedermi se volevo aiutarli nel progetto ambizioso, ma entusiasmante, di rifare a Padova una squadra forte come il glorioso Fun Team Triathlon… non potevo rifiutare anche se mi è dispiaciuto lasciare l’amico Gianluca Calfapietra e la Johnny Triathlon. Così, con la nuova casacca, verso la fine del 2005, mi sono finalmente iscritto all’IM Sud Africano.
Gennaio 2006, una terza iniezione d’adrenalina. Purtroppo, apprendevo in ritardo della morte del grande Italo Botter, un amico, un grande professionista, un grandissimo appassionato di triathlon. [Italo "d'Artagnan" Botter, da sempre sui campi gara di tutta Italia in veste di giudice della Federtriathlon, è venuto a mancare alle ore 17 di martedì 3 gennaio 2006. Ndr]. La notizia della morte del mitico D’Artagnan mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno… nel 2005 ero stato fuori dal triathlon italiano e non avevo saputo della sua malattia… non ci volevo credere, ma era maledettamente vero! Non avrei potuto più scherzare con quella grande persona; non avrei più potuto parlare con quell’amico; soprattutto, io e tutto il triathlon italiano non avremmo più potuto contare sull’entusiasmo spassionato e incondizionato di D’Artagnan per far crescere il nostro sport. Non ero riuscito neanche a dargli un ultimo saluto, a vedere per l’ultima volta il suo sorriso “sotto i baffi”, a piangerlo al suo funerale… però, potevo fare ancora qualche cosa, potevo portarlo con me nei miei allenamenti, potevo portarlo con me in Sud Africa, potevo gareggiare in suo nome. Certo, mio figlio, mia moglie, mio Padre e le mia scomparsa Mamma e sorella sono sempre con me nelle mie imprese sportive, ma adesso nel mio cuore c’era anche Italo e l’IM Sud Africa sarebbe stato tutto per lui.
Con tutte queste motivazioni il 13 marzo Elisa, Riccardo ed io, carichi come dei muli (oltre alle attrezzature mie per affrontare la gara avevamo tutto il necessario per il bambino!), siamo partiti alla volta di Port Elizabeth (Sud Africa). Il pomeriggio del 14 eravamo finalmente a destinazione e l’accoglienza è stata fantastica… 25 gradi, poca umidità, sole e cielo azzurro… le fatiche del viaggio sono sparite come d’incanto… io già scalpitavo nonostante non avessi dormito praticamente per niente nei due giorni precedenti! Le cose positive dell’IRONMAN Sud Africa sono:
Se volete venire vi suggerisco di andare su www.safarinow.com (info@safarinow.com) e cercare quello che volete per alloggiare. Il quartiere di Port Elizabeth, dove si svolge la gara, è Summerstrand. Se, come me, cercate un mini appartamento con “self-Catering” (possibilità di cucinare), vi suggerisco la “Avocet Guest House” di Marilyn (marilyn@avocetguesthouse.com) a duecento metri dal mare, 1 km dai supermercati e negozi, 2 km dalla zona cambio e partenza nuoto della gara (Shark Rock Pier). Per una stanza doppia con bagno e cucinino (noi avevamo anche il lettino per Riccardo!) ho speso circa 70 € al giorno compresi pulizie della camera ed eventuale bucato. Inoltre la padrona di casa ti viene a prendere e ti riporta all’aeroporto. Come nel caso di ogni ironman, suggerisco a tutti di cercare di arrivare in loco almeno 4 giorni prima della gara… anche se non ci sono problemi di fuso orario, è importante avere qualche giorno per ambientarsi alla località della gara… inoltre è basilare vedere il percorso della bici e del nuoto. Se ce la fate, portate sempre con voi la pompa e le chiavi per montarvi la bici… è meglio essere il più indipendenti possibile; qualche volta potrebbe essere difficile trovare un meccanico o un negozio di bici a portata di mano!
Il 15 marzo, verso le 8:30, sono partito per il giro di ricognizione del percorso ciclistico. Per fortuna il percorso della bici è un circuito di 60 km da ripetersi 3 volte, quindi non bisogna pedalare troppo per vedere tutto il tracciato. Tutto sommato il circuito della bici è molto semplice, forse ancora più semplice e veloce di quello di Klagenfurt… almeno così mi sembrava… il giorno della mia ricognizione c’era pochissimo vento: 25 km di falso piano (2 %) con due salite brevi al 4-6% (la prima 2,5 km dopo la partenza); giro di boa e 20 km di un percorso ondulato con tre curve un po’ impegnative (soprattutto se bagnate!); infine 15 km lungo mare. L’asfalto non è dei migliori ed è tutto meno che liscio… già dopo 30 km il mio sedere doleva e verso il 45° km ho rotto la sella! In un modo o nell’altro sono riuscito a rientrare a casa dove, per fortuna, avevo una sella di ricambio che ho montato subito. Purtroppo io non sono un grande meccanico ed, evidentemente, non ho fatto un buon lavoro di montaggio… me ne sarei accorto 4 giorni dopo in gara! Comunque, ero soddisfatto, avevo pagato un tributo al “dio dei problemi meccanici” e forse sarei stato graziato per la gara! Inoltre, il percorso della bici era ideale per le mie caratteristiche di passista e la ruota lenticolare era perfetta per quel tracciato… già mi vedevo sfrecciare sulla mia Fondriest e chiudere il percorso in bici in non più di 4 ore e 35/40 minuti… bello sognare!
Il 16 marzo sono andato al Shark Rock Pier per provare la muta nuova della Orca e per vedere il percorso del nuoto. Anche questo è un circuito: 2 giri di 1,9 km con uscita sulla spiaggia tra un giro e l’altro. Sulla carta il percorso sembrava semplice, ma il giorno della mia prova c’era molto vento e un po’ di onde… io non riuscivo a vedere bene le boe ed il vento mi ha spinto circa 150 metri fuori traiettoria… per fortuna il giorno della gara le boe sarebbero state affiancate da palloni triangolari e quindi sarebbe stato tutto più visibile. Tutto sommato il percorso del nuoto non è malvagio e la temperatura dell’acqua è perfetta con la muta, 19-20 °C. L’unica cosa fastidiosa è la lunga corsa verso la zona cambio; tra l’uscita del nuoto e l’inizio del percorso in bici ci saranno circa 1 km da fare scalzi! Per questa gara il regolamento prevede solo due posti per togliersi la muta: 200 metri dopo l’uscita dall’acqua e poco prima delle docce o nella tenda dove ci si cambia… io vi suggerisco di togliervi la muta prima delle docce… la muta prima la si toglie e più facilmente viene via; inoltre, secondo me, si corre meglio senza la muta addosso e, infine, è meglio passare sotto le docce spogliati, così da togliersi un po’ di sale dal corpo e soprattutto dall’inguine onde evitare dolorose abrasioni durante i 180 km di bici.
Dopo la nuotata sono andato a ritirare il pacco gara. Devo dire, che come nell’IM Austria e nell’IM Francia, anche in questo ironman gli organizzatori austriaci sono bravissimi… non manca niente e in poco tempo hai fatto tutto. Esplicate le formalità del ritiro pacco gara, sono ritornato dai familiari… purtroppo il bambino cominciava a dare i primi segni di un'influenza intestinale contratta ancora in Italia (così ci ha spiegato il pediatra da casa). Ora di giovedì sera Riccardino aveva la febbre e problemi di corpo… fantastico!
Il 17 marzo dopo una notte di semi veglia ho fatto un’ultima pedalata per provare la nuova sella e vedere il percorso della corsa. Tre giri di un circuito di 14 e rotti km; praticamente andata e ritorno lungo mare con un anello nel campus dell’università di Port Elizabeth. Non impegnativo, salvo il vento! Dopo sono andato alla “Press Conference” e al “Race briefing dei pro”… in realtà il mio race briefing sarebbe stato il giorno dopo, ma con il problema di Riccardo volevo avvantaggiarmi per lasciare a sabato solo la consegna della bici e delle borse gara. Il gruppo di professionisti al via era impressionante, non solo per numero (48), ma anche per spessore; dopo l’IM Hawaii e quello tedesco, non credo che ci siano quest’anno altre gare ironman con così tanti professionisti di questo livello: i due campioni del mondo in carica Faris Al-Sultan e Natascha Badmann, il numero 4 al mondo Rutger Beke, poi Petr Vabrousek, Stefan Riesen ed il numero 7 al mondo e vincitore della passata edizione il Sud Africano Raynard Tissink, per citare solo i nomi più altisonanti. Al-Sultan mi confida che si sente bene, anche se in realtà punta tutta la sua stagione su l’IM Germany e poi l’IM Hawaii; la Badmann sorride come il suo solito, se non la mangia uno squalo o la investe un elefante vincerà a mani basse! Tissink è il primo che mi mette in guardia sulla possibilità di un percorso duro in bici: “Qui in Sud Africa il percorso in bici è simile alle Hawaii… tra una giornata con poco vento e una con tanto vento ci possono essere fino a 30 minuti di differenza nei tempi della bici!”.
Ritorno dalla famiglia, Riccardino sta sempre peggio, oltre ai problemi di stomaco e la febbre adesso non riesce più a tenere giù il cibo e rigetta tutto… venerdì sera decidiamo di portarlo in ospedale… per fortuna il dottore ci tranquillizza e gli prescrive dei sali ricostituenti… secondo lui dal giorno seguente dovrebbe migliorare…speriamo! Altra notte insonne… il 18 rimango in camera tutta la mattina, Riccardo sembra in via di guarigione; non ha più la febbre, ma non sta ancora bene di corpo. Verso le 4 del pomeriggio porto la bici e tutte le mie sacche in zona cambio… finalmente ci avviciniamo all’ora X… non ne posso più, non vedo l’ora che siano le sette di domani! Posizionata la bici mi studio bene il percorso e le tattiche da usare l’indomani: mi toglierò la muta prima delle docce; prendo il “pacco bici”; mi metto casco, occhiali e numero (non si può nuotare con il numero sotto la muta); corro alla bici dove lascerò le scarpe da bici sui pedali… c’è troppo da camminare, non conviene mettersi le scarpe prima; partirò con il 39/15… il primo tratto ha vento contrario e inoltre preferisco essere agile per infilarmi le scarpe in corsa. In zona cambio incontro degli italiani tra cui Dario Lo Grande che ha come me una bici Fondriest, è al suo primo ironman e l’indomani farà un’ottima gara.
La sera pre-gara, come di consueto, veglia quasi totale… alle 3:30 decido che è inutile stare ancora a letto e verso le 5:30 dopo avere dato un bacio ad Elisa e al mio Riccardo (sta meglio, ma forse non potrà venire al traguardo) mi avvio verso la zona cambio… era tutta la settimana che ero nervosissimo… sentivo particolarmente questa gara… sarei restato molto deluso se non avessi gareggiato come mi aspettavo di poter fare! C’era la Padovanuoto Triathlon che contava su di una mia buona prestazione per soddisfare gli sponsor, c’ero io che volevo capitalizzare tutti i sacrifici impostimi e imposti alla mia famiglia per arrivare al top a quell’appuntamento, c’era Italo a cui volevo dedicare la vittoria e che volevo far salire sul podio con me dopo averlo scorazzato per circa 226 km di nuoto, bici e corsa! Per non fare i 2 km a piedi faccio l’autostop e trovo subito un passaggio… un atleta del Sud Africa, anche lui qui con la famiglia e anche lui mi confida di avere passato una notte insonne; però lui è al suo primo ironman…io sono al 11°! In zona cambio faccio tutto con calma, ho solo qualche problema a gonfiare la ruota lenticolare, ma poi ci riesco. Alle 6:30 prendo il mio primo gel zuccherino della giornata; alle 6:40 mi infilo la muta… mi sento bene e, nonostante il poco sonno della settimana, sono sveglissimo e pronto a partire… 6:50 entro nella zona partenza e mi porto in testa al gruppone di quasi 1200 persone, 20 metri dietro ai professionisti. Davanti a me c’è un giudice con il fischietto che mi chiede di indietreggiare… per un momento mi viene in mente il grande D’Artagnan che alle partenze delle nostre gare casalinghe, mentre tutti inesorabilmente avanzavano, con tono tra il serio e lo scherzoso urlava: “Fermi!… Fermi!… Mione, Ferraresi, Pizzoni, Bortolami… cartellino giallo!” Sorrido e finalmente mi rilasso… guardo il cielo… è nuvoloso… ho tante persone care lassù e in questo momento Italo è sceso vicino a me e con me sta per prendere parte all’IM Sud Africa.
7:00, il galeone “Swedish East Indiaman Gotheborg cargo ship” del 1738 spara i suoi cannoni… l’ironman è iniziato. Io parto bene senza strafare nei primi metri… voglio evitare di prendere colpi e bere come mi è successo in altre competizioni… tutto bene, dopo 300 metri la prima boa… io sono nel secondo gruppo di circa 15 persone, il primo gruppo di una decina di persone è già 15 metri avanti. Verso la fine del primo giro un piccolo urto mi sposta l’occhialino… poco dopo esco dall’acqua per la fine del primo giro di nuoto… mi riaggiusto l’occhialino e continuo… sto bene, non ho cali e tengo la posizione nel gruppo senza troppi affanni. Verso la fine della frazione natatoria una manata mi strappa la cuffia… nessun problema, una cosa in meno da togliermi in zona cambio! Esco dall’acqua e, come previsto, mi tolgo la muta prima delle docce… sono uno degli unici a farlo e, quindi, entro in zona cambio ultimo del mio gruppo… mi metto in assetto da bici e parto.
Per fortuna, ho messo il rapporto 39/15… il vento è da subito molto forte… scalo fino al 39/13, ma poi sul primo strappo contro vento risalgo fino al 39/19… cominciamo bene! Non riesco ad andare?? No! Sto passando alcuni atleti… è solo il vento che è molto forte! Inizia a piovere e il vento sembra sempre più poderoso. Comincio a prendere il ritmo… per 20 km non metto mai il 53 anteriore, vado piano, 25/28/32 km/h, ma ciononostante passo altri atleti. Finalmente finisce lo stradone in falso piano e dopo il giro di boa il vento me lo trovo alle spalle… è ora di volare… 53/13, 53/12, 53/11 andrò a 55/60 km/h. Continua a piovere, prima curva pericolosa… un ciclista è già fuori… dovrei mantenere un po’ di inerzia per affrontare la salita subito dopo la curva, ma mi spavento e passo la curva pianissimo. Và bene così, non vale la pena rischiare, la gara è ancora molto lunga. Verso la fine del primo giro sono risalito di almeno 15 posizioni, sono a ridosso dei primi dieci; mi sento bene e al 58° km vedo Elisa e Riccardo… l’adrenalina pompa a mille e mi lancio nel secondo giro. Il vento non accenna a diminuire, ma almeno smette di piovere. Io mi sto nutrendo bene (barrette, gel, sali e qualche panino per riordinare lo stomaco!).
Poi, tragedia! Sento uno strano rumorino di ferraglia che ad ogni km si fa più forte… qualche volta non riesco a sentirlo, ma solo perché il vento mi fischia nelle orecchie… verso il 50° km faccio per alzarmi sui pedali per saltare un dosso e con mia grande meraviglia e sconforto sento la sella muoversi… capisco cosa stava succedendo, la vite della sella, forse fissata male da me 4 giorni prima, con le vibrazioni si era mollata ed ora rischiavo di perderla e con lei la sella! Per un attimo mi sono sentito smarrito… non ci potevo credere di dover abbandonare quella gara. Poi ho pensato a Riccardo, ad Elisa e soprattutto ad Italo: “Ho promesso di portarti sul podio, ma adesso devi darmi un mano tu!” Ho ripreso a pedalare cercando di rimanere seduto e fare oscillare il meno possibile la sella, poi, ogni volta che vedevo qualcuno sul percorso, ho cominciato a gridare “mechanics…I need assistance!”. Finalmente dopo circa 4 km il caro Italo mi ha fatto trovare un furgoncino dell’assistenza: “I need assistance!”. Mi sono fermato… il camioncino mi ha raggiunto… voleva che lo seguissi fino al negozio perché non aveva le chiavi giuste… l’ho implorato di vedere di trovare anche solo una brugola per permettermi di continuare quella gara! Mi ha capito e dopo pochi minuti (una eternità!) è tornato con la brugola. Mi ha fissato la sella, ma non avendo la seconda chiave, la sella si è impennata. Ho ringraziato e sono partito… la sella mi faceva veramente male (la notte di domenica ho avuto un po’ di sangue nelle urine perché il sellino mi deve avere pizzicato qualche capillare!), ma non importava, avevo da finire quella gara per Italo, per la mia famiglia, per me! Il problema alla sella mi è costato circa una decina di minuti e alcuni atleti mi avevano superato, ma in breve sono tornato a pedalare fortissimo nonostante il vento e il fastidioso dolore della sella. Credo di avere recuperato qualche avversario, ma non sono sicuro, ormai c’erano troppi doppiati sul circuito.
Finalmente dopo 5 ore e 15 minuti arrivavo in zona cambio. Ero bello cotto, ma contento di smontare finalmente dalla bici! Dopo i primi 200 metri della corsa mi sento sorprendentemente bene e comincio a prendere un ritmo di 4:30 al km. Fino al 15° km tengo più o meno quel ritmo e non mi passa nessuno, poi, comincio a calare anche se non ho un vero crollo come in altre gare; alcuni atleti mi passano… controllo i numeri, non sono della mia categoria… mi rimane sempre il dubbio che qualche diretto avversario fosse già davanti a me dopo il nuoto… speriamo di no… devo vincere per andare alle Hawaii. Al 24° km mi passa la Badmann, per 2 km rimango con lei… Natascha sorride come sempre… sembra che stia facendo la corsetta domenicale nel parco sotto casa! Chiacchiera anche con me (quasi un monologo!) e con un altro atleta svizzero che invece le risponde copiosamente… la lascio andare… nel 2001 alle Hawaii mi aveva raggiunto al 9° km… se non altro sono migliorato! Al 28° km, quasi la fine del 2° giro, vengo doppiato dal vincitore… rimango sorpreso, non è Al-Sultan (solo 5° al traguardo) ne Tissink (2° al traguardo), ma uno sconosciuto, il belga Gerardus Schellens al suo primo anno da professionista (fino all’anno prima gareggiava come Age-group… alla premiazione racconterà che l’anno prima il suo datore di lavoro gli aveva dato un ultimatum: “O lavori seriamente e smetti di allenarti o te ne vai”. La sua risposta è stata: “Vai a quel paese!”, ha seguito il suo cuore ed è diventato triathleta professionista… non c’è che dire è stato coraggioso, ma io credo che si sbaglia raramente quando si segue il proprio cuore!). Al 30° km mi passa il nostro Alessandri… vorrei correre con lui, ma è meglio non cambiare ritmo… rischio di non finire, ho ancora 12 lunghi km! Vado piano, ma non mi sento male come in altre maratone di altre gare… mi sto nutrendo bene anche se c’è ancora molto margine di miglioramento (dopo l’arrivo, nella “Medical Tent”, ho parlato con un ricercatore sportivo… secondo lui la fame bisogna prevenirla, ma la sete no… bisogna bere solo quando si sente sete! Rivoluzionario… è la prima volta che lo sento… proverò in allenamento… fino ad adesso ho sempre cercato di prevenire anche la sete!). Al 35° km ritrovo Ale, cammina: “Dai, trotta con me…è quasi finita”. Ale reagisce e cominciamo a correre insieme… mi dice che gli gira la testa… forse non si è nutrito adeguatamente o ha dato troppo nella prima parte della gara per recuperare il gap dal nuoto… è un grande campione con un grande potenziale, sono sicuro che appena avrà aggiustato il tiro sulla distanza degli ironman farà delle belle cose. A 4 km dalla fine Ale mi lascia… io invece sento che ho ancora le ultime cartucce da sparare e le sparo tutte… ricomincio a correre seriamente (non esageriamo, vado solo a 4:30 al km!). “Caro Italo ti sei divertito? E’ stata dura, ma eccoci qua!” Ultimi 200 metri, “final shoot”. Una banda folcloristica Africana ti accoglie a ritmo di tamburi… poi lo speaker comincia a dire il tuo nome un po’ storpiato: “Amando Pizoni Ar…mani from Italy…first of his age group!”. “Italo ce l’abbiamo fatta”… mi batto il petto con il pugno sul cuore e indico il cielo gridando: “Per te D’Artagnan!”.
Tra la folla del traguardo non vedo l’Elisa con il bambino… Riccardo non stava ancora bene e con quella giornata ventosa era restato a casa… va bene così, con lui taglierò il traguardo delle Hawaii in ottobre… questa gara è in memoria di Italo e adesso taglio questo prestigioso traguardo solo con l’indimenticabile D’Artagnan. Tagliato il traguardo, mi sento un po’ spaesato, forse è l’adrenalina che si è definitivamente esaurita… un volontario mi copre con qualche cosa e mi aiuta ad andare verso la Medical Tent… per un attimo chiudo gli occhi e penso al mio amico Italo, mi sembra di vederlo con il suo fischietto, la sua polo rossa da giudice, la sua coda di cavallo… mi sorride “sotto i baffoni”: “Grazie amico mio, tu sarai sempre il benvenuto a nuotare, pedalare e correre con me fino a che gareggerò nello sport da te tanto amato e per sempre resterai nei miei più bei ricordi e pensieri… alla prossima Italo!” Ho riaperto gli occhi e, tra le smorfie di dolore per il mal di gambe, sorridevo… il volontario mi ha chiesto come stavo: “Bene, molto bene…però portami alla Medical Tent!”
Voglio ringraziare tutte le aziende e le persone che mi hanno dato fiducia e
mi hanno permesso di finalizzare i tanti sacrifici e rinunce degli ultimi
anni... nell'attesa di raggiungere altri traguardi prestigiosi, ringrazio la
ANTONIO CARRARO Tractor People, CAFFE’ DIEMME, BACCARIN GIOVANNI, ARTI GLASS
s.r.l., BANCA POPOLARE ETICA, FONDAZIONE CITTA’ DELLA SPERANZA, RAS
Assicurazioni ed inoltre la NEW BALANCE, ORCA, CARRERA sunglasses, che mi
forniscono puntualmente il TOP del materiale tecnico. Nonché BICICLETTE
FONDRIEST, DEDA ELEMENTI, CAMPAGNOLO, SELLE SAN MARCO e MORELLO che, come
ogni anno, mi mettono a disposizione mezzi e assistenza ai massimi livelli.
Armando Pizzoni Ardemani Marzo 2006
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